Gli Hufu o Tiger Tally ad oggi noti vanno dal 7°secolo avanti Cristo al 2015 dopo Cristo.
Mi allargo spudoratamente in questa forbice di datazione perché bisogna considerare che la Cina è probabilmente la capitale mondiale dell’arte della copia.
Da sempre la cultura cinese ha considerato la copia una vera forma di arte e di raffinatissimo artigianato.
Già in epoca Ming (1368-1644), ma forse anche prima, i migliori artigiani creavano per la corte imperiale preziose copie di oggetti antichi.
‘In cinese lo stesso ideogramma (xue) significa sia ‘studiare’ che ‘copiare. I due verbi sono assolutamente identici.
Artista eccelso è proprio chi copia alla perfezione e riproduce esattamente l’originale’ (Renata Pisu).
Per questi antichi capolavori di imitazione i più prestigiosi cataloghi internazionali d’arte cinese usano lo stupendo termine “archaistic” :
significa dichiarare onestamente che l’oggetto non è dell’epoca di cui vuole apparire, ma molto più tardo e creato nello stile “arcaico” dell’epoca che si evoca.
E’ un vero e proprio rispettoso omaggio alla bellezza d’antan.
A Hong Kong per esempio il ‘Middle Kingdom Museum’ presenta una storia vivente della Cina antica con repliche di antichi palazzi,
pagode, templi e scene di vita quotidiana. Repliche contemporanee in un Museo, mentre gli antiquari locali e le grandi Case d’Asta internazionali
propongono sempre più spesso proprio ad Hong Kong per milioni di dollari preziosissimi capolavori originali d’alta epoca cinesi.
Gli “Hufu” o Tiger Tallies furono usati soprattutto nel periodo degli Zhou (1100-221 a.C.)
ma in realtà poi già in epoca Song (970-1269 d.C.) se ne crearono di falsi imitando caratteri antichi ormai non più in uso
e provvedendo poi sapientemente ad ‘antichizzare’ il bronzo.
Poiché l’unico “Hufu” che ho avuto la fortuna di maneggiare è quello fortunosamente acquistato
e la cui datazione può tranquillamente andare dal 1.100 avanti Cristo agli anni ’70 del Duemila, epoca in cui fu acquistato in Cina …
… mi limiterò a proporre, senza datazione e senza indicazione di provenienza o attuale collocazione,
alcuni dei più interessanti esempi di Hufu trovati ad oggi:
Sono tutte immagini che provengono da testi dedicati alle più antiche dinastie della Cina e agli antichi bronzi cinesi,
dai cataloghi di Case d’Asta Internazionali (Christie’s, Sotheby’s, Bonhams, Weisbrod e altri),
dai siti di Gallerie private o Musei cinesi, o infine dai blog di appassionati studiosi
come il prezioso >Kongming.net< e >the Scholars of Shen Zhou< entrambi creati e gestiti dal già citato James Peirce.
(continua)
Errata (forse) Corrige :
a pagina 107 di “Imperial China. The Art of the Horse in Chinese History”
Kentucky Horse Park 2000
la tigre d’oro qui sopra presentata come possibile Hufu
viene invece catalogata come “prezioso finimento per cavalli”.
Chi volesse verificare di persona trova questa tigre allo Shaanxi Baoji County Museum.
Sulla sottile differenza tra “copia” che vuole passare per originale : quindi un “falso”
ed invece “imitare ” quindi ispirarsi dichiaratamente ad un precedente, Fausto Lupetti scive :
Non preoccupatevi imitare si può
C’è un libro “Violenza e Islam” di Adonis in Francia già un best seller, la ferita è ancora aperta,
dove c’è tra le righe di una complessa analisi sulla violenza, un concetto ” la differenza tra copia e imitazione”
credo di interesse per i creativi molto spesso ossessionati dal copiare.
Appena compare un’idea creativa, una campagna, un logo, c’è la corsa ad individuare dove è stata copiata, solitamente per sminuirla o delegittimarla.
Ora l’idea di progresso nella prospettiva islamica è l’imitazione perfetta dell’originale, ne risulta così una copia statica , ferma, immobile.
Diversamente nella prospettiva dell’occidente dai greci a Hegel l’imitazione implica progresso
perché è un superamento dell’originale. Altrimenti imitare non ha alcun valore, sarebbe una copia superficiale e inutile.
Quindi per noi è radicato nella cultura che Imitare significa superare ciò che si imita.